GIORGETTO GIUGIARO
Laurea Magistrale ad honorem
Politecnico di Torino (2010)

Published: February 16th, 2016

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RICHARD SAPPER
Maestro

Published: January 5th, 2016

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RICHARD SAPPER

Published: January 5th, 2016

Interview:
http://www.domusweb.it/it/design/2013/02/18/sindrome-da-scatola-nera.html

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ACHILLE CASTIGLIONI

Published: November 24th, 2015

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ENZO MARI

Published: November 6th, 2015

ENZO MARI from designer video on Vimeo.

ENZO MARI: la vecchia Danese di Bruno Danese e il Design

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PROGRAMMA 101 OLIVETTI

Published: October 14th, 2015

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AURELIO ZANOTTA
imprenditore

Published: September 24th, 2015


AURELIO ZANOTTA
1989 ASPEN, COLORADO (USA)

“ Ho cominciato a produrre oggetti per la casa, in particolare divani e poltrone, nel 1954 (…) Erano anni caratterizzati da una grande vitalità, da un’esplosione di energia costruttiva, da un profondo desiderio di spazzare via il passato e creare un mondo nuovo.
Il fenomeno del design italiano è nato proprio da questa volontà di rinnovamento generalmente sentita e dal felice incontro di progettisti giovani e geniali – come Achille Castiglioni, Marco Zanuso, Ettore Sottsass e tanti altri – e imprenditori che come me avevano voglia di rischiare facendo cose nuove (…) Non ci rendevamo conto che stavamo creando quello che oggi si chiama “il design italiano” e che i nostri oggetti sarebbero stati i tasselli che ne hanno determinato la sua storia e la sua evoluzione.
Entusiasmo e spontaneità sono state le forze propulsive del nostro lavoro. L’intuto dominava sulla ragione e il lavoro dell’imprenditore, come quello del designer, non aveva nulla di scientifico o di calcolato ma era un atto creativo puro e semplice (…)
Alcune industrie (…) hanno avuto allora l’intuito di cogliere il nodo fondamentale del problema design-produzione: che si poteva, cioè, produrre profitto e cultura contemporaneamente. Un industriale, allora come oggi, aveva fondamentalmente due possibilità di scelta: mirare in modo diretto al profitto, e quindi indirizzare la propria politica produttiva verso l’ottimizzazione di costi e ricavi, oppure orientare la propria atività verso una crescita non solo quantitativa ma qualitativa. Io ho fatto questa seconda scelta: non mi interessava soltanto produrre oggetti funzionali per soddisfare domande di mercato di massa e avere un ritorno immediato in termini di denaro: volevo qualcosa di più.
Mi era chiaro che il ruolo dell’industriale potesse essere più incisivo se riusciva, attraverso la propria produzione, anche a offrire al pubblico gli strumenti per crescere culturalmente (…).
Percorrere questa strada e farne la propria politica produttiva significa avere una visione più complessa della realtà industriale, sapere che gli investimenti e le energie impiegate, per dare risultati efficaci, devone essere tante e continue e con tempi di risposta lunghi. Significa, in altri termini, dare spazio alla ricerca, intesa in tutte le sue componenti: estetiche, formali, tecnologiche, sociologiche oltre che di mercato. Con queste premesse, l’adesione a un approccio di progetto degli oggetti più articolato e sofisticato, cioè al design, è stato per me spontaneo in quanto ho trovato una corrispondenza alle mie idee nella visione innovativa dei progettisti con i quali ero venuto in contatto (…)
La ricerca ha rappresentato e tuttora rappresenta il fulcro centrale su cui ruota il design italiano (…) il problema di base è pertanto riuscire a conciliare (…) la volontà di ricerca con la necessità di fare profitti in grado di finanziare gli investimenti necessari per attuarla. Per la fascia di aziende del design italiano a cui mi riferisco (…) il profitto non va inteso come guadagno fine a se stesso ma come necessità imprescindibile dell’imprenditore perché possa investire in ricerca, perché possa aprire un ventaglio di stimoli e opportunità capaci di realizzare cose nuove, migliorare quelle esistenti, far scattare in avanti, contribuire a disegnare un futuro migliore. E senza mai prescindere da una base culturale,: laddove, come nel caso dei prodotti d’arredamento, la cultura è gusto, è tradizione, è sensibilità, è memoria, è profondità di pensiero, è capacità di dominare gli oggetti che ci circondano, piegarli alle nostre necessità e dialogare con essi, di razionalizzare, di stimolare le nostre capacità sensoriali, di affinare le nostre sensibilità, di migliorare la qualità della vita. (more…)

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EUGENIO PERAZZA

Published: September 22nd, 2015


EUGENIO PERAZZA
“Per fare il design bisogna pedalare in due: l’azienda da una parte e il designer dall’altra che devono andare in tandem in perfetta sincronia e simbiosi, ma il manubrio deve essere saldamente nelle mani dell’azienda che decide l’itinerario, perchè al mondo non esiste designer interessante per un’azienda che non sa dove andare.
Il designer da solo non fa il prodotto, concorre con l’azienda allo sviluppo del progetto.
E’ l’imprenditore che fa il prodotto nel momento in cui decide di avviare la realizzazione del progetto.”

LA FABBRICA DEL DESIGN Skira, 2007
intervista di Francesca Picchi e Giulio Castelli a Eugenio Perazza
Photo: Vladimir Miladinovic Piki

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DINO GAVINA

Published: July 1st, 2015

Dino Gavina
http://www.educational.rai.it/lezionididesign/designers/gavinad.htm

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